LA FABBRICA DEL VETRO VIAGGIA A GUIDA AUTONOMA

 

La fabbrica di vetro è a guida autonoma. Viaggia da sola, senza addetti. Con l’ausilio, in caso di necessità, del controllo remoto da parte di operai 4.0.

Ma soprattutto pensa. E impara dai propri errori. Migliorando le performance processi produttivi e sfruttando appieno gli impianti a ciclo continuo.

Siamo a Cuneo, una delle province della lunga filiera della «Silicon Valley». E siamo alla Bottero, azienda che da 60 anni, produce impianti per i grandi operatori del vetro. L'unica società del settore in grado di fornire macchinari sia per la produzione di lastre che di bottiglie, vetro piano e vetro cavo.

Nei laboratori di ricerca della Bottero il vetro c'è sempre con una finestra spalancata verso il futuro.

Gli ingegneri infatti lavorano con obiettivi che guardano ai prossimi 20 anni. Uno di questi è il prossimo grande balzo dell’automazione industriale: ovvero l’intelligenza artificiale che governa i processi di fabbrica.

«Dieci anni fa abbiamo iniziato a inserire l’internet delle cose nelle linee produttive e quindi la connettività e la programmazione in tempo reale e il controllo remoto – dice Marco Tecchio, amministratore delegato di Bottero, la cui proprietà è in mano a tre famiglie cuneesi. – Oggi apriamo la cassetta degli attrezzi delle nuove tecnologie: big data, machine learning, intelligenza artificiale».

La sfida è da far tremare i polsi. Anche per un'azienda come Bottero, saldamente nella top 3 dei grandi produttori di macchine per l’industria vetraria, con 180 milioni di fatturato e un export che vale il 95% dei ricavi. La società cuneese è seconda al mondo per giro d'affari, dietro solo alla svizzera Bucher Emhart, che però è leader solo nel vetro cavo; e ha installato oltre 50 mila impianti nel mondo.

Bottero ha clienti in tutto il mondo del vetro: dalla farmaceutica, (ha appena siglato un accordo di fornitura da 8 milioni con Bormioli Pharma) ai vetri ultrasottili che ricoprono gli schermi degli smartphone. E i clienti sono tutti i grandi operatori del vetro: da “Saint-Gobain” a “Guardian” e “Agc glass”.

«Oggi tutti parlano di automazione – continua Tecchio – ma il paradigma della fabbrica digitale sta cambiando alla velocità della luce. Nelle linee produttive entrano i software intelligenti. E su questo fronte i grandi sviluppatori sono le big corporation».

Che fare? Le fabbriche del futuro saranno prodotte da Amazon, Google e Apple.

«Le multinazionali digitali svilupperanno i software. Questo è certo. Ma saremo noi produttori a declinare questa intelligenza in fabbrica. Per farlo abbiamo bisogno di aggiornarci. Non tanto ai principi di industria 4.0, ma quella di industria 5.0 e 6.0».

Bottero investe circa il 6% del fatturato in ricerca e sviluppo. Ed ha un piano di assunzioni che riguarda le nuove professionalità digitali.

«Siamo costretti ad essere sempre un passo in avanti. Se perdiamo la leadership tecnologica che oggi abbiamo, rischiamo di finire fuori mercato», spiega Aldo Faccenda.

La struttura organizzativa non cambia. In Italia Bottero ha stabilimenti a Trana, nel Torinese, Vicenza e Pesaro. A questi si aggiunge anche la fabbrica in Cina, nella provincia di Guangzhou. E gli addetti sono circa 850. La crisi dell’industria ha colpito duramente anche nel cuneese. «Ma ne siamo usciti vivi e vegeti – continua Faccenda – grazie all’internazionalizzazione e alle tecnologie. I due fari che governano il nostro piano per il futuro».